Come il vento tra i capelli

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Come il vento tra i capelli è il romanzo di Lorenza Bernardi ambientato negli anni ’40 in Provenza. Una deliziosa opera in cui si percepisce il profumo dell’Amore e l’Amore per il profumo.

(…) Trascorsero altri giorni pieni di giochi e avventure. I tre ragazzi vivevano le giornate fino a spremerle. E alla sera si coricavano esausti, si, ma già pensando e pregustando i giochi che avrebbero fatto l’indomani.
Spesso, prima di dormire, la contessa era raggiunta da Alix nel suo laboratorio denso di essenze. Era alle prese con la creazione di nuove fragranze e riempiva pagine e pagine di appunti sul taccuino nero. Alix adorava farsi raccontare tutto sui profumi e avrebbe potuto guardare per ore la zia che pesava, miscelava, odorava e trascriveva.
“Perché ti piace fare i profumi?” chiese Alix, una sera.
La contessa stava annusando una boccetta di olio essenziale di petitgrain, l’arancio amaro, uno dei suoi preferiti. Prese un contagocce e lo intinse, prelevando un po’ di liquido che versò con accuratezza in un alambicco già pieno a metà. “Mi piace il processo creativo, chérie. Vendere i profumi è una conseguenza trascurabile.”Scrisse qualche appunto e continuò: “Mi piace tradurre ciò che sento in uno spartito di note profumate. Ti dissi che amavo soprattutto cercare di racchiudere i ricordi felici in una boccetta. Be’, per me è molto confortante sapere che in qualsiasi momento posso stappare una bottiglietta, annusarla e sentirmi trasportarla in una dimensione dorata”. Annusò profondamente. “Adoro la leggerezza e credo nella virtù dei profumi: plasmano l’umore. Senti questo odore di agrumi.” Le porse la boccetta. “Non ti viene da pensare al sole, al mare, alla terra? Non ti mette subito allegria?”
Alix annusò facendosi pervadere dalla fragranza. “Devi avere un olfatto molto sviluppato per riconoscere tutti gli odori e sapere esattamente quello che vuoi.”
“Non credere, mia cara. Per creare profumi, prima del naso, bisogna avere talento e sensibilità. Tutti i sensi devono essere aperti e ricettivi alla bellezza, all’armonia, ai suoni, alle immagini, alla natura, alle persone. Il profumo è ricerca.”
Alix guardò Yvonne mescolare le essenze nell’alcol. L’odore era pungente.
“Mi piace molto quello che fai” disse. Il tono era così naturale e sincero che la contessa guardò la nipote per un lungo istante.
“Tu sei molto gentile a dirmelo” rispose. Poi le porse un alambicco vuoto. “Ti piacerebbe provare anche tu?”
“I-io?!” esclamò sorpresa ritraendosi leggermente. “Ma non credo di esserne capace! Sprecherei gli ingredienti e…”
“Sciocchezze!” concluse spiccia Yvonne. “Su, vieni qui, vieni ad annusare queste boccette.”
Invitò la nipote vicino a sé, di fronte alle mensole. C’era da perdersi: lavanda, iris, gelsomino, tuberosa, rosmarino, verbena, bergamotto, mandarino, cardamomo, menta, mimosa, opoponax, vetiver, muschio bianco, petitgrain, rosa, neroli, sandalo, incenso, alloro…Lo sguardo di Alix vagava inebriato da un’estremità all’altra dello scaffale, senza decidersi.
“Non so da che cosa iniziare” disse.
“Troppe vero? Cercherò di aiutarti. Che cosa vuoi racchiudere? Che visione hai?”
La domanda era semplice, come la risposta.
Alix sorrise convinta. “Voglio fermare gli attimi di questa estate in Provenza.”
“Fantastico.”
La contessa si rimboccò le maniche della vestaglia di seta leggera e aprì un taccuino nuovo, completamente bianco e lo porse ad Alix, assieme a una matita. “Qui scriverai gli ingredienti.”
La nipote obbedì emozionata: era come venire a conoscenza di segreti antichi. Quella zia un po’ strana le stava regalando una passione da coltivare, e non era cosa da poco.
Attese di essere seguita nei passi successivi.
“Qual è l’atmosfera che vuoi fermare? Quali luoghi? Quali odori?” chiese sedendosi sul divano e lasciando Alix di fronte alle essenze.
La ragazzina chiuse gli occhi e si abbandonò. Il ricordo di Mathieu Aurélien che sguazzavano nell’acqua la fece sorridere. “Un pomeriggio di giugno, al fiume. Giochi, scherzi, risate. Odore di sabbia e di lavanda. Odore di vento caldo che viene dal mare. Odore di pelle scaldata dal sole.” Riaprì gli occhi, come risvegliandosi da un sogno e vide che la contessa la stava osservando ammirata.
“Parola mia, Alix,” disse infine Yvonne “non ho mai visto un talento più spiccato del tuo. Neppure io avrei potuto raccontarlo meglio.”
Arrossì imbarazzata mentre Yvonne si alzò, pronta a mettersi all’opera.
“Bene, ora dobbiamo cercare di tradurre tutte queste immagini in un unico profumo. Vediamo un po’…” Si piazzò davanti allo scaffale e prese alcune boccette, soppesando ogni volta la scelta. “Allora, devi sapere che un profumo è formato da tre livelli olfattivi, che corrispondono alla loro persistenza nel tempo. Hai mai notato che, non appena ti spruzzi una fragranza sulla pelle, all’inizio ha un odore, che poi svanisce e ne rimane un altro simile, ma un pò diverso?”
Alix annuì decisa.
“Si chiamano note. Quelle di testa sono fresche e leggere e svaniscono quasi subito ma sono importantissime perché sono loro che ti fanno innamorare di un profumo. Di solito sono gli odori agrumati o le piante aromatiche. Poi ci sono le note di cuore.” La contessa prese alcune boccette da fare annusare alla nipote. “Sfumature molto più potenti, che persistono nel tempo. Sono quelle che danno la vera personalità alla fragranza e lasciano la scia. Per esempio i fiori. Infine ci sono le note di fondo, che possono rimanere sulla pelle anche per giorni, come la vaniglia, le spezie.”
Le appoggiò sul tavolo e, man mano le annusò insieme alla nipote per cercare di avvicinarsi sempre più all’idea finale che Alix aveva in testa.
“Ora viene la parte più difficile, perché non è detto che tutte queste essenze, messe assieme, diano un profumo gradevole. E bisogna saperle dosare: Non possiamo esagerare con l’iris ad esempio, che ha un odore così forte da sottomettere gli altri.”
La contessa stappava, proponeva, misurava, mesceva, mentre Alix valutava ogni scelta con un sì o un no e annotava i dosaggi sul foglio.
Alla fine selezionarono una decina di fragranze che Yvonne racchiuse con una boccetta con l’alcol. Era notte inoltrata e Alix si sentiva stordita. Aveva la sensazione di aver studiato per ore, ma davanti a sé c’era il suo profumo, pronto, ed era una bella soddisfazione.
Yvonne prese un’etichetta e un pennino che intinse solenne nell’inchiostro.
“Come lo vuoi chiamare, ma petite?”
Alix fece un ultimo sforzo e alla fine proclamò: “Etedoré. Un’unica parola che ne racchiude due, Estate dorata”. (…)

Tratto da Come il vento tra i capelli di Lorenza Bernardi, PIEMME, Milano, 2013

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